Antroprocentismo e messaggio biblico

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Antroprocentismo e messaggio biblico

In più di duemila anni di storia cristiana l’essere umano si è sempre sentito superiore di fronte a qualsiasi altro vivente. Da un punto di vista cristiano, la superiorità dell’uomo è determinata dal fatto che leggendo i racconti della creazione, l’essere umano, creato il sesto giorno, si è sempre pensato il vertice della creazione, sulla quale, secondo il comando di Dio egli deve dominare. Se però si legge attentamente il testo della Genesi, si noterà che il culmine della creazione è in realtà il settimo giorno, il sabato; giorno di vita piena e di comunione tra tutti gli esseri viventi creati da Dio.[1]

L’uomo, creatura tra le creature è lo scopo di tutto il creato, ma se si insiste in modo assoluto sulla centralità dell’essere umano come unico fine e riferimento della creazione, si rischia di dimenticare che, in realtà, tutto il creato prima che all’uomo, fa riferimento al suo Creatore.[2] Se infatti “c’è un compimento della creazione in riferimento all’uomo, questo non significa bisogno della sua manipolazione, ma divenire indicazione del volere di Dio per lui, richiamo all’amore del Padre nel creare una culla che insieme nutra e richiami all’umiltà l’uomo, senza bisogno di altri compimenti se non quello di essere liberata dalla corruzione della morte insieme a lui”.[3]

L’uomo però dimenticandosi del compito che Dio gli ha affidato (custodire la creazione) e di quella fratellanza che lo avvicina a tutte le creature (come il grande san Francesco di Assisi insegnò) si è sempre atteggiato da padrone dispotico e arrogante.

Una grave forma di antropocentrismo si è così affermata nel corso della storia; tutto fa riferimento all’uomo, tutto è al suo servizio, e si è perso in un certo senso, il riferimento a Dio come Essere Supremo e vero padrone e Signore del creato. La presunta superiorità dell’uomo di fronte alle altre creature, ha impedito, da un lato, una lettura biblica corretta nei confronti degli animali, (creature che, come l’uomo, fanno parte dell’alleanza con Dio[4]), generando nel tempo, una situazione di sfruttamento e maltrattamento che non trova giustificazione all’interno delle Sacre Scritture. Infatti, “se rileggiamo le Scritture ebraiche, il Nuovo Testamento e la “grande tradizione cristiana”, soprattutto nel primo millennio della chiesa indivisa, in realtà restiamo stupiti dell’attenzione riservata alle creature tutte, ma in particolare agli animali e al loro rapporto con gli uomini”.[5]

Da un altro lato, l’atteggiamento di superiorità dell’uomo, ha portato a considerare inferiori tutti gli altri esseri viventi e a piegarli ai bisogni del genere umano secondo una cultura padronale e utilitarista priva di qualsiasi forma di rispetto per le creature non umane.

Secondo il teologo P. De Benedetti, “l’antropocentrismo, (…) non soltanto ha impedito quasi sempre una lettura biblica attenta ai segnali di rispetto e solidarietà verso gli animali, ma ha incoraggiato quel pregiudizio, purtroppo frequentissimo, secondo cui preoccuparsi degli animali significherebbe trascurare gli uomini; come se l’amore verso le creature fosse una coperta troppo corta per coprirle tutte”.[6]

Contrariamente a questo pensiero diffuso, il grande Tommaso d’Aquino  nella Somma Teologica afferma: “è naturale che chi si esercita nella misericordia verso gli animali, sia più disposto alla misericordia verso gli uomini”. [7] E don Giovanni Martinetti in Il dolore è uguale per tutti scrive: “Molti pensano che amare col cuore, e amare anche gli animali, sia pura emotività e sentimentalismo. Si tratta invece di sanità morale e di razionalità più profonda di quella egoistica. Il rispetto e la simpatia per gli animali fanno parte di una più ampia stima e benevolenza verso tutti gli esseri che possiedono qualcosa della Luce di Dio: la Vita e la Percezione di essa”.[8] Amare gli animali, essere attenti ai loro bisogni e occuparsi di essi non è quindi un qualcosa di negativo ma al contrario significa essere capaci di amare le creature che Dio ci ha affidato e assolvere al compito divino di custodire la creazione secondo l’insegnamento di Gn. 2,15:  Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

Uomini e animali, non sono appartenenti a due mondi diversi, entrambi appartengono al giardino dell’eden e formano un’unica comunità, dove entrambi, insieme agli angeli e a tutte le creature lodano Dio:

 

Alleluia. Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell’alto dei cieli. Lodatelo, voi tutti, suoi angeli, lodatelo, voi tutte, sue schiere. Lodatelo, sole e luna, lodatelo, voi tutte, fulgide stelle.

Lodatelo, cieli dei cieli, voi acque al di sopra dei cieli. Lodino tutti il nome del Signore, perché egli disse e furono creati. Li ha stabiliti per sempre, ha posto una legge che non passa. Lodate il Signore dalla terra, mostri marini e voi tutti abissi, fuoco e grandine, neve e nebbia, vento di bufera che obbedisce alla sua parola, monti e voi tutte, colline, alberi da frutto e tutti voi, cedri, voi fiere e tutte le bestie, rettili e uccelli alati. I re della terra e i popoli tutti, i governanti e i giudici della terra, i giovani e le fanciulle, i vecchi insieme ai bambini lodino il nome del Signore: perché solo il suo nome è sublime, la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli”. (Sal. 148,1-13)

 

Di fronte agli animali, co-abitanti del giardino affidato all’uomo, il credente in un certo senso pecca d’orgoglio, in quanto crede che solo a lui, e non alle altre creature, sia rivolto il progetto di Dio.[9]  Ma le Sacre Scritture parlano chiaro e ci dicono che entrambi, uomini e animali, vengono creati nello stesso giorno (Gen. 1,24-26), entrambi fanno parte dell’alleanza con Dio (Gen. 9,8-11), entrambi hanno un comune destino (Ql. 3,19-21). Nonostante tutte queste affinità, il rapporto uomo-animali non è paritario ma non è nemmeno un rapporto soggetto-oggetto poiché entrambi restano soggetti. L’animale è in realtà un aiuto per l’uomo che condivide la terra in un rapporto di solidarietà, somiglianza, armonia, condivisione dello stesso spazio, destino comune e ritorno alla terra. Egli è un compagno di viaggio per l’uomo.[10]

E l’uomo come deve rapportarsi nei confronti degli animali? La risposta la si trova nel testo di Genesi già citato (Gn. 2,15). L’uomo è custode. L’uomo deve “prendersi cura” di ciò che Dio gli ha affidato, ed è proprio questa sua capacità che lo rende superiore alle altre creature e lo porta ad essere immagine di Dio.

Il teologo anglicano Andrew Linzey sostiene sia la generosità quell’atteggiamento che il credente dovrebbe avere di fronte alla creazione.

Sull’esempio di Cristo che si umilia sacrificandosi per il bene degli uomini a Lui inferiori, il cristiano dovrebbe sacrificarsi per il bene delle creature cosiddette inferiori: il dovere del più grande, del più forte, dovrebbe essere sempre quello di sacrificarsi per il più debole perché la superiorità umana dovrebbe consistere principalmente nel servizio e non nella dominazione dispotica e distruttiva.[11]  Se l’uomo è unico all’interno della creazione, la sua unicità dovrebbe esprimerla cooperando con Dio nell’azione redentrice del mondo, evitando di considerare la creazione una sua proprietà fatta esclusivamente per servirlo. Secondo questa visione, far soffrire gli animali e usarli per i nostri scopi, non è solo sbagliato ma è anche, da un punto di vista morale, un atto di gravissima mancanza di fede poiché dimostra che abbiamo perso il senso della nostra umanità sacerdotale e la concezione della generosità che ci è stata rivelata da Cristo. L’uomo, deve dunque collaborare con Dio per rendere migliore la creazione e ristabilire quell’equilibrio e quell’armonia descritti in Genesi 1, dove esseri umani, animali e vegetali vivevano in pace, in un’unica comunità.[12]

Secondo il racconto delle origini infatti, uomini e animali terrestri sono creati insieme il sesto giorno (segno della stretta vicinanza tra alcuni animali e l’uomo), all’uomo viene affidato il compito di dominare la terra (escludendo ogni forma di violenza anche nel procurarsi il cibo in quanto l’uomo e gli animali sono creati vegetariani), sia agli uomini che agli animali è riservata l’alleanza con Dio: dopo il diluvio universale Dio promette di non distruggere mai più “tutte le cose viventi” e stabilisce la sua alleanza con tutti i viventi discesi dall’arca di Noè. Uomini e animali condividono la stessa sorte.

[1] Cfr. E. Bianchi – P. Chiaranz –  A. L. Michon, Uomini e animali, Ed. Qiqaion, Magnano (BI), 2011, pagg. 19-20

[2] Cfr. D. Marco Belleri, Biotecnologie animali e vegetali: tradimento del disegno di Dio, Ed. Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 2004, pag. 64

[3] Ibid, pag.64

[4] Cfr. Genesi 9,10-17

[5] E. Bianchi, Uomini e animali visti dai padri della chiesa, Ed. Qiqajon, Magnano (BI), 1997, pag. 12.

[6] P. De Benedetti, E l’asina disse…, Ed. Qiqajon, Biella, 1999, pagg. 38-39

[7] E. Bianchi – P. Chiaranz –  A. L. Michon, Op. Cit., pag. 55

[8] Giovanni Martinetti, Il dolore è uguale per tutti, Ed. Tempistretti, Bologna, 1996, pag. 30

[9] Cfr. P. De Benedetti, ibid., pag. 41

[10] Cfr. E. Bianchi, Uomini e animali visti.., op. cit., pag.15-23

[11] Cfr. A. Linzey, Teologia Animale, Ed. Cosmopolis, I Ed., Torino, 1998, pagg. 34-35

[12] Cfr. ibid., pagg. 60-62

By | 2017-03-19T16:23:43+00:00 marzo 1st, 2017|Categories: Aspetti teologici, Bioetica animale|0 Commenti

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