Dio Creatore del cielo e della terra

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Dio Creatore del cielo e della terra

La catechesi sulla creazione è di fondamentale importanza poiché riguarda i fondamenti stessi della vita umana e cristiana, e risponde alle domande fondamentali dell’uomo inerenti la sua origine e l’origine di tutto ciò che esiste, il suo futuro ultimo e il suo fine. Le due questioni infatti, quella dell’origine e quella della fine (il nostro futuro), sono inseparabili. [1] Gli insegnamenti sulla creazione sono talmente importanti che Dio ha voluto, nella Sua infinita bontà, rivelare all’uomo tutto ciò che è necessario conoscere a tal riguardo, e per far ciò, ha progressivamente rivelato al suo popolo (Israele) il mistero della Sua opera creatrice.

La creazione, risulta così essere il primo passo dell’alleanza tra Dio e l’uomo e la prima testimonianza dell’amore di Dio per le sue creature.[2]

Il libro della Genesi inizia affermando  che tutto ciò che esiste è opera di Dio: “ In principio, Dio creò il cielo e la terra” (Gen. 1,1); Dio, essere supremo ed eterno è l’unico Dio e il Creatore di tutto ciò che esiste. Dio crea dal nulla e l’universo intero esiste perché Dio lo ha voluto e da Lui dipende; tutto è stato creato per la gloria di Dio perché possa realizzarsi e manifestarsi la sua bontà.[3]Ogni creatura ha la sua bontà e la sua propria perfezione. (…) Le varie creature, volute nel proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell’infinita sapienza e bontà di Dio. Per questo l’uomo deve rispettare la bontà propria di ogni creatura, per evitare un uso disordinato delle cose, che disprezza il Creatore e comporta conseguenze nefaste per gli uomini e per il loro ambiente”.[4] Tutte le creature sono poi interdipendenti e nessuna è sufficiente a se stessa: ognuna dipende dalle altre per completarsi vicendevolmente al servizio le une delle altre.[5]  Le creature sono tra loro interdipendenti e quindi in armonia anche se esiste una gerarchia tra di loro, espressa dall’ordine dei sei giorni, dal meno perfetto al più perfetto. L’uomo è il vertice dell’opera creatrice, tuttavia, Dio ama tutte le sue creature e si prende cura di ognuna, perfino dei passeri del cielo.[6] La gerarchia all’interno della creazione non deve portare a considerare prive di valore determinate creature. L’uomo, che nella scala gerarchica si trova al vertice, non ha il diritto di utilizzare gli altri esseri viventi per i propri scopi considerandoli meno importanti e in base a questo giustificare i suoi comportamenti. Ogni essere è buono per quello che è, per ciò che è stato creato (C.C.C. n. 339) e non accettare questo significa non riconoscere la bontà di tutta la creazione nella sua diversità. L’essere umano, è sì vertice della creazione, ma il fatto stesso di trovarsi nel gradino più alto della scala gerarchica delle creature implica responsabilità verso quelle che si trovano più in basso. A maggior importanza corrisponde maggior responsabilità, il che significa che il dominio dell’uomo nei confronti di tutta la realtà creata, è un dominio che si traduce in responsabilità e servizio.

La creazione, voluta da Dio come dono fatto all’uomo è cosa buona[7] e viene affidata all’umanità. Dio però non abbandona le sue creature ma le conserva nell’essere: “ Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tute le cose, perché tutte sono tue, Signore, mante della vita” (Sap. 11,24-26).

Il mondo creato inoltre non è da intendersi interamente compiuto ma in via di una perfezione ultima che deve ancora essere raggiunta; Dio, attraverso la divina provvidenza si prende cura di tutto ciò che esiste servendosi anche dell’aiuto dell’uomo, il quale deve cooperare per la piena realizzazione del disegno di Dio. L’essere umano dunque ha una responsabilità nei confronti del creato, ed è chiamato a partecipare liberamente all’opera creatrice di Dio per perfezionarla e portarla a compimento.[8]

In un mondo che è cosa buona, creato da un Dio buono, esiste però un male fisico (dovuto al fatto che il mondo è creato imperfetto e deve essere portato alla perfezione) e un male morale che viene dall’uomo, il quale, scegliendo di compierlo, lo pone in essere. Dio non è causa del male morale ma lo permette sapendo di poter trarne il bene. Egli infatti è presente anche nel male ma sempre come colui che salva e che libera poiché “ tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rom. 8,28).[9]

L’uomo deve quindi impegnarsi a compiere il bene per vincere il male e lo deve fare prendendo esempio da Cristo che si è sacrificato per il bene degli uomini.

 

 

[1] Cfr. Catechismo Chiesa Cattolica (C.C.C.), n. 282

[2] Cfr. ibid., n. 287-288

[3] Cfr. ibid., n. 290, 293-294, 296

[4] Ibid., n. 339

[5] Cfr. Ibid., n. 340

[6] Cfr. Ibid., n. 342-343

[7] Gen. 1,4.10.12.18.21.31

[8] Cfr. C.C.C. n. 299, 301-302, 306-307

[9] Cfr. ibid., n. 309-313

By | 2017-03-19T16:23:42+00:00 marzo 6th, 2017|Categories: Aspetti teologici, Bioetica animale|0 Commenti

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