I santi e gli animali

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I santi e gli animali

Molto diverso è l’insegnamento dei Santi, in particolare di San Francesco il quale chiamava “tutte le creature con il nome di fratello e sorella, intuendone i segreti in modo mirabile e noto a nessun altro, perché aveva conquistato la libertà della gloria riservata ai figli di Dio”.[1] San Francesco non si sentiva superiore alle cose create ma fratello e sorella e si univa al loro canto per lodare Dio.[2]  Egli inoltre richiamava l’umanità all’obbedienza universale come esperienza di comunione e fratellanza scoprendo la meraviglia dell’amore: la creazione è un tutt’uno progettato da Dio che è Padre e solo se l’uomo riesce ad essere come Lui, la creazione si mostra benevola nei suoi confronti.[3]

La natura e il creato non sono cattivi; è l’uomo che è malvagio e deve modificare il suo comportamento per ritrovare la pace con l’intera creazione e avvicinarsi a quell’ideale biblico descritto dal profeta Isaia dove “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi” (Is. 11,6-8).

San Francesco con il suo amore per tutte le creature ha anticipato questa condizione e la natura ricambia il suo amore: “ Tutte le creature, da parte loro, si sforzano di contraccambiare l’amore del santo e di ripagarlo con la loro gratitudine. Sorridono quando le accarezza, danno segni di consenso quando le interroga, obbediscono quando comanda”.[4] Gli esempi sono tanti: il falco rispetta il riposo di S. Francesco[5], la cicala canta al comando del santo[6], le pecore gli corrono incontro rispondendo al suo saluto[7], il fuoco non lo brucia[8], il lupo gli ubbidisce e si ammansisce[9] e ogni creatura risponde a suo modo all’amore di frate Francesco.

Secondo gli insegnamenti del Santo è quindi necessario un’inversione di rotta che riporti l’uomo sulla giusta strada e che gli riassegni il suo posto di creatura tra le creature, con il compito di custodire il creato senza divenirne tiranno.

 

 

[1] Fonti Francescane n. 461

[2] Cfr. L. Boff, Il sentiero dei semplici. Francesco d’Assisi e la teologia della liberazione, Ed. Riuniti, Roma, 1988, pag. 81.

[3] Cfr. C. Carretto, Io Francesco, Ed. Cittadella-Messaggero, Assisi-Padova, 1980, pag. 143

[4] Fonti Francescane n. 751

[5] Cfr. ibid., n. 848

[6] Cfr. ibid., n. 850

[7] Cfr. ibid., n. 854 e 1147

[8] Cfr. ibid., n. 752 e 1816

[9] Cfr. ibid., n .1852

By | 2017-03-19T16:23:43+00:00 marzo 3rd, 2017|Categories: Aspetti teologici, Bioetica animale|0 Commenti

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