Il vegetarianesimo come ideale biblico

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Il vegetarianesimo come ideale biblico

Tratto dal libro di ANDREW LINZEY, Teologia Animale. I diritti animali nella prospettiva teologica, Ed. Cosmopolis, I Ed., maggio 1998, Cap. VIII, pagg. 135-146

 

DI TUTTE LE INNOVAZIONI, etiche che derivano dalla teologia animale, il vegetarianesimo può dimostrativamente pretendere di avere il più forte supporto biblico. Persino l’accettazione del principio minimo di evitare di danneggiare i senzienti ogni qualvolta che ciò sia possibile, rende inaccettabile uccidere per il nostro piacere gastronomico.  In questo capitolo traccerò i contorni dell’argomentazione tratta dalla Genesi e dal libro di Isaia, che dà anche conto del fatto che Gesù non è dipinto come vegetariano nei Vangeli canonici. Persino se accettiamo che Genesi 9 permetta di mangiare carne come una speciale concessione alla colpevolezza umana, rimane ancora da vedere se il mangiar carne possa essere inteso come una questione di principio.

 

Il cibo del paradiso

 

E Dio disse, “Ecco, io vi do ogni tipo di graminacee produttrici di semenza, che sono sulla superficie di tutta la terra, e anche ogni sorta di alberi in cui vi sono frutti portatori di seme: essi saranno il vostro nutrimento. E a tutte le fiere della terra, a tutti i volatili del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e che hanno l’alito di vita, io do come nutrimento ogni tipo di erba verde (Gen. 1,29-30)

 

E Dio benedisse Noè e i suoi figli, e disse loro, “…Ogni essere che si muove ed avrà vità sarà vostro cibo; come vi diedi le piante verdi, ora vi do tutto”. (Gen. 9,1-4)

 

A prima vista questi due passi possono essere visti come un esempio della difficoltà di appellarsi alla Scrittura nel dibattito contemporaneo sui diritti degli animali. L’evidente contraddittorietà di queste affermazioni si fa sentire pesantemente. In Genesi 1 il vegetarianesimo è descritto chiaramente come comandamento divino. E’ fuori dubbio che “ a tutto ciò che possiede l’ alito della vita” viene dato “ogni tipo di erba verde” per cibo. Genesi 9 tuttavia ribalta questo comandamento. “Come vi diedi le piante verdi, ora vi do tutto” (9,3). Considerati questi fatti, la domanda che segue non è per nulla irragionevole: i vegetariani e i carnivori possono appellarsi alla scrittura per giustificarsi entrambi con eguale sostegno? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima di tutto considerare che la comunità di persone cui si rivolgono coloro che scrissero Genesi 1 non erano vegetariani. Pochi sanno che Genesi 1 e 2 sono il prodotto di una riflessione molto più tarda degli stessi scrittori biblici. Come mai allora molta gente che non fu vegetariana immaginò un inizio in cui i tutti i viventi lo erano (erbivori, per essere precisi), per divino comando? Per apprezzare questa prospettiva dobbiamo richiamare i principali elementi della saga della creazione.. Dio crea un mondo di grande diversità e fertilità. Ad ogni creatura vivente viene dato tempo e spazio (Gen.1,9-10,24-25), la terra per viverci sopra e la benedizione per consentire la vita stessa (1,22). Tutte le creature viventi sono dette buone (1,25). Gli uomini sono fatti ad immagine di Dio (1,27) e gli viene concesso il dominio (1,26-29) e infine viene prescritta per tutti la dieta vegetariana (1,29-30), come si è già visto. Dio quindi ripete che ogni cosa è molto buona (1,31). L’intera creazione riposa insieme con Dio nel sabato. Esaminato in questo modo, Genesi 1 descrive chiaramente uno stato di esistenza paradisiaca. Non c’è alcun segno di violenza né tra le diverse specie né al loro interno. Il dominio, interpretato così spesso come giustificazione per uccidere, in realtà precede il comando ad essere vegetariani. E il dominio “erbivoro” è difficilmente una concessione alla tirannia. La risposta alla domanda di prima quindi sembra essere che, benché i primi Ebrei non erano né vegetariani né pacifisti, erano profondamente convinti che la violenza tra uomini ed animali, ed anche tra le specie animali stesse, non costituiva la volontà originale di Dio per la creazione.

Ma se questo è vero, come possiamo conciliare Genesi 1 con Genesi 9, la visione di una pace originaria con l’apparente legittimità dell’uccidere per nutrirsi? La risposta potrebbe essere questa: come gli Ebrei cominciarono a costruire la storia dell’inizio dell’umanità, essi furono colpiti dall’enorme e prevalente malvagità umana. Le storie di Adamo ed Eva, di Caino ed Abele, o di Noè e dei suoi discendenti, testimoniano l’incapacità dell’uomo di compiere gli scopi provvidenziali di Dio nella creazione. La questione è resa implicita dalla storia di Mosè:

 

Ora la terra era corrotta al cospetto di Dio e piena di violenza. Dio osservò la terra e vide che era corrotta poiché ogni uomo aveva corrotto la propria condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè:” Ho deciso la fine di tutti gli uomini, poiché la terra, per causa loro, è piena di violenza” (Gen. 6,7)

 

Il messaggio radicale della storia di Noè (spesso trascurato dai commentatori), è che Dio non ci avrebbe più voluti se dovevamo essere violenti. E’ la violenza stessa in ogni parte della creazione il segno preminente della corruzione e della colpa. Non per niente Dio conclude che: “ Mi dispiace di averli fatti” (Gen. 6,7).

 

L’ambiguo permesso

 

E’ in questo contesto – conseguente alla Caduta e al Diluvio – che noi dobbiamo comprendere il permesso di uccidere per mangiare contenuto in Genesi 9. Esso riflette interamente la situazione dei compilatori biblici al tempo in cui scrissero. L’uccisione –sia di uomini che di animali – era semplicemente inevitabile dati i modi della natura umana e del mondo. Corruzione e malvagità hanno mandato all’aria le più alte speranze di Dio per la creazione. Ci doveva pur essere una qualche correzione delle manchevolezze umane. “Ogni essere che si muove ed avrà vita sarà vostro cibo; come vi diedi le piante verdi, ora vi do tutto” (Gn. 9,3). Per molti studiosi della Bibbia questa riga ha determinato il problema circa la liceità dell’uccidere per nutrirsi. In fin dei conti, si è pensato, Dio lo permette. E non si può dubitare del fatto che attraverso i secoli questa concezione ha prevalso. Mangiare carne è diventato normale. I Vegetariani, specialmente i Cristiani vegetariani, sono sopravvissuti di secolo in secolo per ritrovarsi oggi in forte minoranza. La concezione della maggioranza invece può essere riassunta in questa prosaica citazione di Calvin:

 

Dal momento che Dio, Il Creatore di tutte le cose, ci ha concesso il cielo e la terra con l’autorizzazione a prendervi il cibo come da Suo magazzino, è un’insopportabile tirannia che ci venga chiuso dall’uomo mortale, che non è capace di creare neanche una mosca o una lumaca.

 

Quello che Calvin sembra comunque non vedere, come molti Cristiani, è che il permesso di uccidere per mangiare di Genesi 9 è tutt’altro che incondizionato ed assoluto:

 

Soltanto non mangerete la carne che ha la sua vita, cioè, il suo sangue. Certamente del sangue vostro, ossia della vita vostra, io vi domanderò conto: ne domanderò conto a ogni bestia e a ogni uomo…(Gen. 9,4-5)

 

Intendere correttamente queste righe è molto difficile. A un primo sguardo esse sembrano una cancellazione del permesso stesso. Dopotutto infatti, chi può prendere una vita animale senza versarne il sangue? Chi può uccidere senza prendere del sangue, che è la vita stessa? Con queste domande ci portiamo al cuore del problema, poiché la vita dei primi Ebrei era simboleggiata, e persino costituita, dal sangue stesso.

Uccidere era prendere il sangue. Ed è precisamente questo permesso che viene negato.

Dunque non è sorprendente il fatto che i commentatori sono semplicemente passati sopra questi versi proponendo che vi fosse contenuto un qualche significato simbolico o rituale, in modo da non influenzare sostanzialmente la concessione divina ad uccidere. Ma questo, io ritengo, minimizza molto il significato di questi versi. Rileggendoli alla luce del loro contesto originale dovrebbero piuttosto significare che: il mondo in cui vivete è stato corrotto. Ma Dio non si è arreso a voi. Egli ha voluto una nuova relazione – una nuova alleanza con voi – nonostante tutta la vostra violenza e le vostre mancanze. Una parte di questa alleanza implica una nuova regola circa l’alimentazione umana. Ciò che precedentemente era proibito, può – nelle circostanze attuali – essere concesso. Voi potete uccidere per nutrirvi. Ma solo comprendendo e ricordando che la vita che uccidete non è vostra – essa appartiene a Dio. Non dovete appropriarvi di ciò che non vi appartiene. Sia che prendiate una vita umana che una animale, sarete personalmente responsabili di tale vita di fronte a Dio. Se questa lettura è corretta, ed io credo che oggi pochi studiosi sarebbero in disaccordo, con questa interpretazione, si vedrebbe immediatamente che Genesi 9 non concede all’umanità un qualche diritto assoluto di uccidere glia animali per mangiare. Anzi, parlando propriamente, non vi è alcun diritto di uccidere. Dio permette l’uccisione solo per reali necessità. Una recente dichiarazione dell’Unione Progressista Liberale delle Sinagoghe esprime questo concetto esattamente così: “solo dopo il diluvio (Gen. 9,3) il consumo di animali fu permesso, e più tardi venne inteso come concessione, sia alla debolezza umana che alla supposta scarsità di vegetazione commestibile. John Austin Baker similmente conclude: “ Il Vecchio Testamento…non giustifica il peso dell’atteggiamento egoistico di sfruttamento degli uomini sulla natura. Nonostante esso riconosca la predazione dell’uomo sulla natura come un fatto, lo considera come un segno del decadimento dell’uomo rispetto alla intenzioni originali che Dio ebbe per lui.

Per dare maggiore conto delle tematiche bibliche dobbiamo spostarci da Genesi 1 e 2 a Isaia 11. Qui si vede come sebbene l’uccisione fosse talvolta ritenuta giustificabile nella nostra era, gli autori della Bibbia insistettero molto sul fatto che sarebbe arrivato un tempo in cui simili uccisioni non sarebbero più state necessarie. Questo periodo è conosciuto diversamente a seconda dei casi come “la futura speranza di Israele” o “l’era messianica”.

Isaia parla di colui che ristabilirà la giustizia, l’eguaglianza e la pace universali. Una delle caratteristiche di questa era futura è il ritorno del modello di esistenza raffigurata in Genesi 1 prima della Caduta e del Diluvio.

 

Il lupo abiterà insieme all’agnello e la pantera giacerà insieme con il capretto, e il vitello ed il leone pascoleranno insieme, mentre un bambino li guiderà. La vacca e l’orso pascoleranno, i loro piccoli giaceranno insieme, il leone come il bue si nutrirà di paglia. Il lattante si divertirà sulla tana dell’aspide e il bambino infilerà la mano nel covo della vipera. Non ci sarà danno né distruzione alcuna in tutto il mio santo monte, poiché la terra sarà piena della conoscenza del Signore come le acque ricoprono il mare (Is 11,6-9).

 

Sembra quindi che anche se i primi Ebrei non erano né dei pacifisti né vegetariani, l’ideale di un regno di pace non fu mai perso di vista. Si credeva che il mondo un giorno sarebbe stato restaurato in conformità col volere originale di Dio per tutta la creazione. Notate, per esempio, come la visione di una vita pacifica si estenda anche alle relazioni tra gli animali stessi. Non solo gli uomini vivranno in pace con gli animali, ma anche gli animali aggressivi torneranno a vivere pacificamente come seppero fare nel lontano passato.

Potremmo riassumere in questo modo i principali elementi del problema: uccidere per mangiare sembra necessario nel mondo come noi lo conosciamo, influenzato dalla corruzione e dalla malvagità. Ma un simile stato di cose non è quello che Dio volle originariamente. Persino quando uccidiamo in uno stato di necessità dobbiamo ricordarci che le vite che prendiamo non ci appartengono e che ne siamo responsabili di fronte a Dio. Inoltre, il volere originale di Dio dovrà prevalere alla fine. Nonostante le circostanze presenti, un giorno tutta la creazione, umana ed animale, vivrà in pace. Come scrive Antony Phillips: “ mentre il Vecchio Testamento riconosce che questo non è un mondo ideale, e fa delle concessioni fino a che non sia stabilito il regno del Messia, resta dovere dell’uomo di fare tutto ciò che è in suo potere per rispettare la vita animale”.

 

Vivere senza violenza

 

Ora possiamo vedere che, lungi dall’essere contraddittori e confusi, i racconti biblici concernenti l’uccidere per mangiare non solo hanno una certa coerenza interna ma anche una grande rilevanza per il dibattito contemporaneo circa i diritti animali e il vegetarianesimo. Ci sono tre sfide etiche i cui contenuti dovremmo afferrare.

La prima cosa che dovrebbe essere notata è che queste prospettive bibliche non minimizzano la gravità dell’uccisione di animali. Spesso nella nostra società così pesantemente industrializzata, noi pensiamo agli animali, specialmente quelli di allevamento, come semplici macchine per cibo o delle merci che devono essere comprate o vendute.  Questo diritto presunto ed istituzionalizzato non si può facilmente far risalire al patto di grazia.  Genesi 1 parla molto chiaramente della vita animale come di quella che “possiede l’alito della vita” (1,30). Questa vita è un dono di Dio e non appartiene agli esseri umani. Può essere utilizzata solo con la più grande discrezione e nel ricordo dell’Uno dalle cui mani creatrici essa proviene.

Quelli che vogliono usare gli animali con leggerezza o senza riguardo per il loro valore, dato da Dio, non possono facilmente appellarsi alla Genesi per sostenere le proprie opinioni. Karl Barth è molto istruttivo su questo punto e merita di essere letto interamente:

 

Se c’è una libertà per l’uomo di uccidere gli animali, ciò significa in ogni caso l’assunzione di una grande responsabilità: Se la sua signoria sopra gli animali è da intendersi seriamente, essa comporta ulteriore gravità quando l’uomo si vede costretto ad esprimerla togliendo la vita a questi animali. Egli ovviamente non potrebbe farlo se non sotto la spinta della necessità. Rispetto alle altre cose che egli osa fare agli animali, ucciderli è la cosa che non dovrebbe mai sconsideratamente o considerandola come ovvia. Egli non deve considerare mai questo bisogno di agire contro il mondo animale come naturale, né considerarlo come un elemento normale del suo pensiero e della sua condotta. L’uomo deve sempre indietreggiare di fronte a questa possibilità, anche quando uccide perché costretto. Chi sei tu uomo, per pretendere di dover osare fare questo per mantenere, sostenere, arricchire e migliorare la tua vita? Cos’è che ti costringe ad agire così aggressivamente in suo favore? Dovremmo ricordarci, anche se non lo facciamo, della perversione dalla quale l’intera esistenza storica delle creature è affetta, la cui colpa non risiede veramente nella bestia, ma in definitiva nell’uomo stesso.

 

La seconda sfida etica che dobbiamo comprendere concerne il fatto che non abbiamo alcuna giustificazione biblica per pretendere che l’uccisione sia volontà di Dio. Dio vuole la pace. Dobbiamo ricordarci che persino Genesi 9 dà il permesso di uccidere per nutrirci solamente se noi non  ci appropriamo indebitamente della vita data da Dio. Genesi 9 “mette in conto” ogni bestia uccisa anche sotto questo nuovo decreto (9,5). La domanda da porre è naturalmente questa: quanto durerà questo permesso divino? Karl Barth scrive che “non è solo comprensibile, ma è necessario che l’affermazione della possibilità di uccidere per magiare debba essere stata sempre seguita da una radicale protesta contraria”. Ma egli conclude:” Potrebbe essere giustamente obiettato ad vegetarianesimo che spinga in questa direzione, che esso rappresenta una inutile anticipazione di ciò che è scritto in Isaia 11 e Romani 8 come la speranza di una nuova esistenza nell’eternità”.

Quale sia il valore di queste argomentazioni di Barth, egli non può pretendere, e non pretende, che l’uccisione sia il volere di Dio. Al contrario essa è in opposizione diretta con “la nuova eternità per la quale noi speriamo” o, come egli dice altrove, è proibita”. In breve: anche se uccidere può essere talvolta permesso, Dio non lo tollera per sempre.

A questo riguardo è molto interessante il fatto che un importante studioso del Talmud, Abraham Isaac KooK, sostiene che il modo spiritualmente più soddisfacente di intendere i precetti biblici riguardanti l’uccisione è quello della preparazione per una nuova età di giustizia per gli animali. “Il libero movimento dell’impulso morale volto a stabilire giustizia per gli animali, e la pretesa di rispetto dei loro diritti da parte dell’umanità”, egli afferma, “sono celati in una naturale sensibilità medianica degli strati più profondi della Torah”. Dopo la corruzione dell’umanità, era naturale ed inevitabile che l’attenzione morale dovesse essere data per prima alla regolamentazione della condotta umana verso i con specifici, ma nella concezione di Kook, le varie ingiunzioni concernenti la selezione e la preparazione della carne  (per es. in Lev.17,13; Ez.16,63; Lev.22,28; e Dt.22,26-27), erano dei comandamenti “per regolare il consumo di carne in misura da portarci ad uno scopo più alto”. E qual è questo scopo più alto?Nient’altro che la pace e la giustizia universali, a quanto sembra. Kook sostiene che l’abbraccio di ideali democratici entrò solo più tardi a fare parte del pensiero religioso “così emergerà al momento giusto il desiderio nascosto di agire giustamente nei confronti degli animali”.

La terza sfida da comprendere è che quelli che vogliono adottare oggi uno stile di vita vegetariano o vegan lo possono fare con un valido sostegno della Bibbia. I “vegetariani biblici” non diranno “L’uccisione di animali non è mai stata giustificabile”, ma piuttosto “ora non è più necessario uccidere per nutrirsi, come una volta si pensava che fosse”.

La questione biblica del vegetarianesimo non implica il pensiero che l’uccisione non sia mai stata permessa da Dio, ma piuttosto che è sempre e comunque un fatto grave. Quando dobbiamo uccidere per sopravvivere possiamo farlo, ma quando non è necessario dobbiamo vivere in modo diverso.  Bisogna apprezzare la forza di questa argomentazione. In passato molti – tra cui sicuramente gli stessi compositori biblici – hanno pensato che uccidere per mangiare fosse essenziale per poter sopravvivere. Ma come ho evidenziato nel cap.5, adesso sappiamo che – almeno per coloro che vivono nell’Occidente ricco – è perfettamente possibile sostenere una dieta salutare senza fare alcun uso di prodotti animali. Questo può non essere stato sempre vero nel passato. Fino a poco tempo fa la scienza convenzionale riteneva che la carne fosse essenziale per vivere bene.

Coloro che optano per il vegetarianesimo lo possono fare sapendo di vivere in conformità con l’ideale biblico di pace, molto più dei loro contemporanei carnivori. Questo punto non deve essere trascurato. E’ molto difficile sapere come possiamo vivere più pacificamente in un mondo sconvolto dalla violenza, dall’avidità e dal consumismo. Gli individui si sentono spesso privi di forza di fronte alle grandi spinte sociali che stanno oltre ogni controllo democratico. Scegliere uno stile di vita vegetariano è fare un passo concreto verso il vivere in pace con il resto della creazione. E’ un passo verso la riduzione del livello di uccisioni istituzionalizzate nel mondo d’oggi. Un pollo in meno mangiato è un pollo in meno ucciso.

Tuttavia, noi apprezziamo molto la visione biblica che sostiene che noi viviamo assolutamente in un mondo ideale. La verità è che persino se adottiamo uno stile di vita vegetariano o vegano, non siamo ancora liberi dall’uccisione di altre forme di vita direttamente o indirettamente. Anche se ci nutriamo solo di fagioli, noci e lenticchie, dobbiamo tener conto del fatto che alcuni animali che sono in competizione con noi vengono uccisi affinchè possiamo avere i nostri raccolti. Persino se decidiamo di non indossare vestiti o accessori di pelle, dobbiamo essere consapevoli che i materiali alternativi spesso sono stati testati su animali. Persino se noi mangiamo solo soya dobbiamo ricordarci che questa è stata data forzosamente ad alcuni animali per alcuni esperimenti di certo non indolori. Come ho scritto altrove, non c’è una terra pura. Se ci impegniamo col vegetarianesimo, cosa che io ritengo essere doverosa, dobbiamo farlo con la consapevolezza che si tratta solo di un piccolo passo verso un mondo più pacifico.

 

 

 

Principe della pace

 

Comunque c’è un’ obiezione ulteriore – qualcuno direbbe conclusiva – alle mie tesi pro-vegetarianesimo, che dovrebbe essere presa in considerazione.  L’abbiamo peraltro già incontrata: Gesù non era vegan e probabilmente nemmeno vegetariano. Nei vangeli comunque non sono nemmeno riportati esempi di Gesù che mangia carne. La sola eccezione possibile riguarda la Pasqua ebraica stessa, ma non è completamente certo che Gesù abbia mangiato il cibo tradizionale di tale festività. Nei Vangeli, che devono essere ritenuti validi, Gesù tuttavia mangia del pesce. Come possiamo far collimare questo fatto con la visione tradizionale Cristiana di Gesù come Principe della Pace? Ci sono quattro possibili risposte a questa domanda.

La prima è che i Vangeli canonici si sbaglino e che Gesù fosse veramente un vegetariano. Per quanto ciò possa sembrare poco plausibile, tra gli “animalisti” ci sono sempre state delle persone che non hanno mai pensato che Gesù potesse aver mangiato la carne di un’altra creatura vivente. Essi ritengono che la parola “pesce” nel Nuovo Testamento non significa veramente pesce come noi la intendiamo oggi. Inoltre è stato sostenuto che Gesù fosse un Esseno, sebbene di tipo inusuale, e gli Esseni erano una setta strettamente vegetariana. In effetti ci sono diversi “Vangeli Esseni” nei quali Gesù è descritto come vegetariano, ma questi vangeli secondo me sono un’invenzione relativamente moderna. Esistono frammenti di alcuni antichi vangeli, come il Vangelo degli Ebioniti, i quali anche descrivono Gesù come vegetariano, tuttavia per varie ragioni si sospetta anche di loro.

Quella che io ritengo essere molto più importante è la quantità di materiale apocrifo che in diversi modi descrive Gesù avente uno speciale riguardo e molte affinità verso il mondo animale. Quanto di questo materiale si storicamente rilevante è una questione molto incerta, ma in un campo del quale sappiamo così poco è probabilmente poco saggio essere dogmatici. E’ Perfettamente ipotizzabile che una parte di questo materiale contenga delle reminescenze genuine di qualche genere, anche se questa è una possibilità assai remota. Quello che dovrebbe importare è che questo materiale, storico o meno, mostra una sensibilità verso gli animali che qualcuno nella comunità Cristiana dovette sentire come caratteristico del Gesù storico.

C’è un’altra domanda che andrebbe forse posta ed è questa: cosa avrebbe significato per Gesù essere vegetariano nella Palestina del I secolo? Contestualmente parlando, avrebbe potuto significare associare sè stesso con una filosofia ascetica manichea, che sarebbe stato del tutto in contrasto con il suo insegnamento. Siccome i Manichei erano quasi tutti vegetariani – per lo più per motivi ascetici appunto – andrebbe esaminata attentamente la questione se  Gesù si sia mai confrontato con una concezione del vegetarianesimo come quella che oggi conosciamo.

La seconda risposta possibile è che Gesù non fosse perfetto sotto ogni aspetto. I Giudei e i Musulmani non avrebbero certamente difficoltà ad affermare ciò, ma i cristiani ortodossi troverebbero questa idea sicuramente improponibile. Dopotutto, secondo le credenze tradizionali Cristiane, Gesù Cristo era realmente sia Dio che uomo. La maggior parte dei Cristiani sosterrebbe che l’essere senza peccato era un elemento essenziale del Dio incarnato. Coloro che sostengono che Gesù non fosse completamente perfetto non sono comunque privi di sostegno biblico. La domanda di Gesù: “ Perché tu mi dico buono?” e la risposta “Nessuno è buono ma solo Dio lo è” è riportata in tutti e tre i Vangeli Sinottici (Lc. 18,19; Mt. 19,17; Mc. 10,18). Inoltre, non è per niente inconcepibile che Gesù possa essere stato sia Dio incarnato e in qualche modo moralmente imperfetto. Alcuni studiosi, come John Robinson lo hanno sostenuto. Forse si potrebbe dire che mentre Gesù non commise direttamente dei peccati (deliberatamente), necessariamente ogni essere umano commette peccati di omissione (cose lasciate incompiute). Comunque una visione del genere si scontra con la dottrina Cristiana e con i testi biblici, come la lettera agli Ebrei (4,15), dove si afferma che Gesù venne tentato come noi, senza mai peccare però. Tuttavia, anche qui è possibile pensare che la Lettera agli Ebrei stia descrivendo più una purezza rituale che una perfezione etica.

La terza risposta è che l’uccisione di pesci non è una questione moralmente significante come l’uccisione di mammiferi. Essa merita qualche considerazione. Anche coloro che sostengono rigorosamente i diritti animali lo fanno sulla base del fatto che queste creature di Dio sono “soggetti di una vita” – cioè possiedono sensibilità, coscienza e capacità di soffrire – ma non è certo che tutti i pesci possiedano queste caratteristiche. In molti casi semplicemente la cosa non ci è nota. Questo deve significare che il oro status morale è qualcosa di diverso da quello degli animali in cui autocoscienza e sensibilità possono essere ragionevolmente dati per certi. In ogni caso i pesci meritano il beneficio del dubbio. Non sono forse essi stessi delle creature con una qualche vita individuale, data da Dio, che sta a significare che, qualora sia possibile farlo, le loro vite dovrebbero essere rispettate?

 

Avvicinarsi al Regno della Pace

 

La quarta risposta è che qualche volta possa essere giustificabile  uccidere del pesce per mangiarlo, in situazioni di necessità. Una situazione del genere presumibilmente si verificò nella Palestina del I secolo, dove semplicemente i fattori geografici sembrano indicare una scarsità di proteine disponibili. Tale risposta sarebbe compatibile con la prospettiva biblica dell’uccisione permessa in circostanze di reale necessità. Perciò possiamo contemplare la reale possibilità che Gesù partecipò all’uccisione di qualche forma di vita per sopravvivere. Possiamo dire che la parte umana del Suo essere  necessitò, in un particolare momento storico, di un’azione del genere per poter restare in vita.

Di tutte le quattro risposte fornite, trovo che quest’ultima sia la più convincente. Come ho indicato prima, l’intenzione biblica non è quella di proibire sempre l’uccisione e di evitarla ad ogni costo. Ci sono casi in cui l’eutanasia, ad esempio, è la risposta più compassionevole per un essere individuale che sta andando incontro ad una sofferenza che non può essere alleviata. Ma anche se noi accettiamo che uccidere per mangiare possa essere giustificato in quelle situazioni di reale necessità per la nostra sopravvivenza come nel caso di Gesù, tutto ciò in nessun modo ci esonera dal peso di ciò che presentemente facciamo agli animali in condizioni sostanzialmente diverse. Quest’ultimo punto è molto importante e non deve essere trascurato. Nel passato, come nel presente, ci possono essere stati dei periodi in cui difficilmente si può immaginare un’esistenza umana priva di nutrimento carneo. Ma dove noi abbiamo la possibilità morale di vivere senza ricorrere alla violenza, abbiamo il dovere prima facie di farlo. Uccidere senza che siano presenti le condizioni di necessità vuol dire vivere senza generosità.

Sarebbe dunque sbagliato dare l’impressione che la vita e l’insegnamento di Gesù siano una delusione per quel che riguarda l’illuminato trattamento degli animali. Mentre è vero che c’è una gran quantità di cose che non sappiamo circa i precisi insegnamenti di Gesù verso gli animali, c’è un fortissimo filone del suo insegnamento etico che concerne la supremazia della misericordia verso i deboli, gli indifesi e gli oppressi. E chi è più degno della nostra compassione degli animali che vengono così duramente e comunemente sfruttati nel nostro mondo d’oggi? E inoltre, spesso si trascura il fatto che nei Vangeli canonici Gesù è frequentemente presentato mentre Si identifica con il mondo degli animali. Come ho scritto io stesso altrove:

 

“ La sua nascita, se si deve credere alla tradizione, ha luogo nella dimora della pecora e del bue. Come afferma Marco, il Suo ministero inizia nel deserto “tra le bestie selvatiche” (1,13). Il Suo ingresso trionfale in Gerusalemme avviene in groppa ad un “umile asino” (cfr. Matt.21.b-6). Per Gesù è lecito “compiere il bene” durante il sabato, il che include soccorrere un animale caduto in un  fosso (cfr. Matt. 12,10b-12). Persino i passeri, venduti per due soldi nel Suo giorno, non vengono “dimenticati di fronte a Dio”. La Provvidenza si estende all’intero ordine creato, e la Gloria di Salomone e tutte le sue opere non possono essere comparate a quelle dei gigli dei campi (Luca 12,27). Così Dio si occupa di tutta la Sua creazione, tanto che “le volpi hanno le loro tane, e gli uccelli dell’aria i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Luca 9,58).

 

Il significato di questi e altri versi può essere molto più grande di quanto si è sino ad oggi pensato. Un piccolo esempio dovrebbe bastare. Marco descrive l’inizio del ministero di Gesù tra gli animali selvatici (1,13). Richard Bauckham ha recentemente sostenuto che questo verso dovrebbe essere interpretato in modo orientativamente messianico. Gesù è mostrato continuare la tradizione di Isaia che vede l’ora del Messia come un periodo di educazione alla riconciliazione tra l’uomo e la natura. Se questo è vero, potrebbe darsi che Marco cerchi di dimostrare come il Vangelo di Gesù abbia delle implicazioni per l’intero mondo creato e comporti l’armonia del mondo animale in modo particolare. Si potrebbe dire che quelli che vogliono veramente seguire Gesù dovrebbero cercare di vivere in conformità con il Suo stesso Spirito adesso, nel nostro tempo e spazio di era messianica.

Avviandoci alla conclusione, bisogna anche fare riferimento al perché i vegetariani sono stati nei tempi passati molto spesso una piccola minoranza. Bisogna però ricordare che non poche delle grandi figure della Cristianità hanno adottato una dieta vegetariana.

Tra queste, non dovrebbe passare inosservata la grande varietà di santi che hanno espresso un particolare riguardo per gli animali e si sono opposti alla loro distruzione. “Povere innocenti piccole creature”, esclama St. Richard di Chichester quando osserva gli animali destinati al macello. “Se voi foste degli esseri ragionevoli e poteste parlare, ci maledireste. Perché noi siamo la causa della vostra morte, e cosa avete fatto per meritarla?”. C’è sempre stata una corrente ascetica nella Cristianità che ha insistito sul fatto che gli uomini dovessero vivere gentilmente sulla terra ed evitare cibo lussurioso. La regola di condotta prescritta da S. Benedetto per la sua comunità religiosa, per esempio, proibiva espressamente il consumo di carne. “Eccetto i malati che sono molto deboli astenetevi tutti dalla carne degli animali a quattro zampe”. Inoltre, spesso i Cristiani si sorprendono nel vedere che il moderno movimento vegetariano era ai suoi inizi fortemente rivolto alla Bibbia. Un prete anglicano, William Cowherd, ispirato dall’originario comandamento di Genesi 1, nel 1809 fondò la Chiesa Cristiana della Bibbia e rese il vegetarianesimo obbligatorio tra i suoi membri. La fondazione di questa chiesa nel Regno Unito, e quella della sua gemella negli Stati Uniti fondata da William Metcalfe, inaugurarono effettivamente l’inizio del movimento vegetariano moderno.

La successiva, anche se piuttosto lenta, crescita del vegetarianesimo dal 1809 al 1970, e la sua rapida ascesa dal 1970 ad oggi, testimoniano che Cowherd può avere avuto ragione nel concepire che la teologia biblica che è andata per la maggiore, ha trascurato una parte importante di Genesi 1. Forse, quando la storia della cucina del XX secolo sarà finalmente scritta, i cambiamenti radicali nell’alimentazione cui stiamo assistendo, saranno giustamente ricondotti più alla riscoperta – di Cowherd e dei suoi seguaci – di due versetti biblici (Genesi 1,29-30) che di ogni altra cosa. Questi due versi, lo ripetiamo, vennero scritti da persone che immaginavano nuove possibilità di esistenza alla luce del loro credere in un Dio Creatore di tutte le cose. Riconsiderando la stessa concezione nel nostro tempo, potremmo essere capaci di realizzare – almeno in parte –  quelle stesse possibilità che i nostri avi poterono solo immaginare.

Non regredendo ma progredendo rispetto alla Genesi.

By | 2017-04-01T22:05:37+00:00 marzo 20th, 2017|Categories: Aspetti teologici, Bioetica animale|0 Commenti

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